Devi amarlo

Devi amarlo tutto un uomo, ogni sbavatura.
Devi guardarlo in ogni smorfia, in ogni cicatrice, ruga e capello bianco.
Devi passare le mani sul suo mento la mattina appena sveglio, farti pungere dalla sua barba appena accennata.
Devi guardarlo negli occhi più volte, imparare gli angoli, evitare i suoi spigoli senza mai smussarli.
Devi scrutargli le smorfie, scandagliare la profondità dei silenzi, contargli le sillabe.
A volte non parlano esattamente come te, vanno a nascondersi in un pensiero lontano chissà quanto e chissà dove.
Devi amarlo tutto, non dimenticare mai di baciarlo e di accarezzarlo, ha le sue debolezze che a volte sono molto più grandi delle tue.
Mi chiedo spesso quanto ami un uomo, visto che continuo a disegnarmene uno su misura, con mille imperfezioni. Gli metto tutto sottosopra, perché non sono perfetta e perché lo voglio pazzo.
Mi fisso nel vuoto e con la punta, delle dita lo traccio, sicura.
Al mio mancano i capelli, ha la pelle ambra, due occhi pugnale color cielo ed è pieno di cicatrici; molte sono trofei disegnati, troppe sono dentro…
Io l’ho amato tutto questo uomo, in ogni sfaccettatura, anche quando ruggiva e graffiava.
Ha scelto l’orgoglio come fa sempre, quando scappa da tutto quello di cui crede di poter fare a meno…
È egoista, ma è anche tanto stanco.
Anche se me ne ha dato poco e non me lo ha mai detto, io gliel’ho visto l’amore, ce l’ha sparso ovunque, decide soltanto di coprirlo con la sua coltre di rabbia. Ci ha coperto anche me… Rimboccandomi il letto con l’assenza più profonda e pesante che abbia mai conosciuto.
Avrei dovuto scegliere di scappare anche io, ma davvero non posso: la mia anima ha scelto di amarlo, amarlo in tutto.
Anche quando lui ha scelto di non amarmi più.[©Yelena b.]

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Bella

Bella

La bellezza non era il suo forte.
Non quella dei canoni soliti.
Aveva altro. Era fragile, come un fiocco di neve.
Le sue piccole fragilità che stringeva fra le dita, la tenevano in piedi, senza quelle sarebbe crollata.
Le aveva messe in fila come soldatini, le vedevo quando camminava, quando parlava, quando rideva. Non dovevi farla arrossire perché le scappavano ovunque come i bimbi al parco giochi.
E allora scoppiava a ridere… Dicono che ci si può innamorare d’un sorriso, il suo era speciale, ci aveva nascosto tanti anni, tutti gli anni in cui la sua fragilità l’aveva lasciata nuda davanti a due occhi bugiardi che l’avevano sgretolata.
Era un disastro ricostruito, un puzzle assemblato alla rinfusa, impazzito.
Non era bella, era spezzata.
E questo la rendeva meravigliosa.
[©Yelena b.]

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Siamo noi che non facciamo restare l’amore nelle nostre vite. In realtà non vogliamo fargli spazio, abbiamo sempre paura che se ne prenda troppo, che ci sfratti dall’anima e ci si pianti, usurpando la nostra libertà. Scegliamo deliberatamente quanto concederci. È la paura di appartenere a farci scappare verso lande sicure… Ormai i veri eroi sono quelli che malgrado il cuore lacerato mille volte, riescono ancora ad offrirsi all’amore e se cadono si raccolgono e amano di più.[©Yelena b.]

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Sorgimi

Sorgimi

Sotto una coltre di nuvole
distesa
a giocare con quei pochi colori rimasti sulla punta delle dita…
Non conosco preghiera più dolce di un timido ‘ti amo’, sussurrato tra i palmi delle mani
Sorgimi di nuovo, Sole.
[©Yelena b.]

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Regina

Regina

Nascevo con te quella sera
Nasceva una donna, diversa
È uscita dai tuoi occhi per la prima volta era totalmente spoglia di ogni traccia di passato
Invece di abbracciare la tua Creatura le hai chiesto di spogliarsi ancora
Si è tolta l’anima e ti ci ha avvolto con dolcezza infinita
Ti ha amato, immensamente
Porta ancora il tuo gelo addosso ma non se n’è mai pentita
Mentre tu l’hai perduta lei è cresciuta
Il suo Amore non muore
l’ha resa Regina, per altri, ma mai più tua.[©Yelena b.]

 

Credevo

Credevo

Eravamo complici, noi
O almeno credevo
Eravamo due incastri, noi
Ci siamo incastrati quando avevi freddo e io mi sono presa il gelo e ti ho stretto forte
Almeno credevo
Giuro
Per un attimo la tua spalla aveva la mia forma
Giuro che t’ho amato per tutte le debolezze che il tuo cuore cantava piano contro il mio seno
Ma temo di aver sbagliato
Era il mio cuore ormai perduto
A cantare per te
E non ha mai smesso di farlo.[©Yelena b.]

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Comincia con una carezza

Comincia con una carezza

Era imbarazzante restare da sola con lui, si creava una sorta di energia che sembrava sfiorarla in maniera impercettibile. Non aveva ancora capito cosa volesse davvero, non si avvicinava mai troppo, ma la guardava con uno sguardo enigmatico a volte. Avrebbe voluto chiederglielo, ma poi restava zitta, per evitare scontri diretti.
Non voleva avvicinarlo, alla fine, si era abituata alla sua condizione e la sua vita era stata arricchita da altre cose, un uomo non le era “necessario”.
– Dove sei ora? –
– Qui, dove vuoi che sia? – gli rispose – invece di far domande sceme, piuttosto, che vuoi? –
Lui fece una smorfia divertita – Non era una domanda scema, Ale, ti ho chiesto una cosa precisa e tu sai bene cosa ti ho chiesto –
Voleva saperlo davvero?
Gli avrebbe dovuto spiegare gli anni e i giorni e le notti in cui era andata e venuta da un inferno che le aveva bruciato ogni sogno, e non sempre valeva la pena. Agli uomini interessava l’involucro, la scatola, la superficie da graffiare. Non ne aveva mai trovati di diversi, loro erano tutti uguali.
– Vuoi che risponda alla tua domanda, Ale? –
“Si, dai rispondi” pensò “sentiamo l’ennesimo fuoco d’artificio”
– Sono tutta orecchi – replicò appoggiandosi al tavolo
Roberto si allontanò e si mise di fronte alla porta
– Vedi questa? – e la indicò – Questa è stata messa per separare gli ambienti di una stessa casa oppure per proteggerla dall’esterno. Tu ne hai una blindata nel tuo cuore e nessuno ne ha la chiave. –
Interessante, la fantasia non gli mancava di certo, non doveva lasciarsi affascinare dalle parole.
– Un giorno quella porta sarai tu ad aprirla, il giorno che capirai quanto tempo hai sprecato barricandotici dietro, senza mai ascoltare se qualcuno stava bussando –
Lo fissava, l’espressione del suo volto doveva essere precisa perché lui continuò scuotendo la testa.
– Non credi alle mie parole, vero? –
Lei sorrise e inclinò la testa, divertita – Questi discorsi sono un po’ inflazionati, non pensi? Voglio dire… sapete così bene imbambolare coi discorsi che a volte mi lascio convincere! Poi cosa verrà dopo? Mille complimenti non sentiti per arrivare al “dunque”? E dopo il dunque? –
– Ale… –
– No no – alzò la mano per zittirlo – è così! L’indomani o il momento stesso dopo aver ottenuto quello che volevi di tutte queste scenografie resterà solo il teatro! L’applauso per aver trovato la chiave ad una porta dove dietro ci sono solo mucchi di sassi e delusione. Avrei preferito essere diversa, perché certe discussioni nemmeno le farei, invece sono stata massacrata più spesso di quanto io sia stata accarezzata. Parli di porte? Non ci sono solo porte. C’è un dolore che non se ne va e che continuate a rovistare con la vostra arte scadente. –
– Capisco – mormorò lui – devo ricominciare da capo –
Lei prese il cappotto e si avvicinò alla porta, fermandosi ad passo da lui – Avresti dovuto iniziare da una carezza, se davvero volevi entrare. Ciao –

– Ale aspetta! –
Lei si girò con un’espressione di disprezzo sul viso così marcata che lo colpì come un ceffone.
– Cosa devo aspettare, Robè? Che ti diverta con me finché ti aggrada? Finché non ti stufi? Finché non capisci che è faticoso stare con me? Finché non giochi ad innamorarmi, mi prometti un futuro, mi dici che sono quella che aspettavi da una vita e poi, con non chalance, te ne vai senza spiegazioni? –
Gli mormorò tra i denti, con una calma innaturale – Certo per voi è facile, inzuppate il vostro biscottino e vi gustate il cappuccino solo finché è caldo e divertente, poi finisce il gusto e tanti saluti, domani il letto è già scaldato dalla prossima.
Io sono la novità, l’inarrivabile, la vittoria nell’aver conquistato l’ennesima preda ‘difficile’…!
Sai? Per tutta la vita ho sognato di essere moglie e madre, mi sono svegliata colf e pedina… sono diventata bestia grazie a voi. Non credere che due belle paroline ora facciano miracoli. Le favole funzionano con i bimbi, le bestiacce feroci ruggiscono e sbudellano, non le ascoltano nemmeno le storie! Non ti consiglio di osare oltre, uccido. Chiaro? –
Che parole pesanti aveva usato!
Rimase a guardarla per un attimo, impietrito come una statua dalla sua veemenza perfettamente dosata. Uno stiletto affondato con doviziosa perizia ma a distanza.
Sapeva che era divorziata con un figlio adolescente, ma non sapeva molto altro, non era una che parlava di sé facilmente, malgrado si mostrasse sempre sorridente e affabile, in realtà non lo era mai davvero.
– Che ti hanno fatto? –
– Altra domanda scema. Credi che si diventi mostri per niente? La gente è velenosa, siete cianuro. Presi a piccole dosi quando si è già velenosi dentro, non uccide… io sono stata avvelenata tutta insieme e sono sopravvissuta dopo anni di convalescenza, ora sono deturpata. Hai presente una bella bambola immersa nell’acido e poi tirata fuori? Eccomi. Guardami bene, non vedere solo quello che ti pare, guardami davvero! –
Allargò le braccia e lo sfidò alzando il mento.
– Sono immune, capisci? –
Roberto non riuscì a dire altro, sconvolto.
– Non sapete accarezzare. Non sapete amare. Siete solo cazzo. E mille cazzate d’effetto. Peccato che non sono più la bambina che desiderava essere amata, ora sto in piedi da sola e mi amo. Tròvati la tua bambola da infilare nell’acido altrove, questa è già mostruosa di suo. –
La guardò andare via e gli rimase addosso tutta l’amarezza delle sue parole.
[©Yelenab.]

comincia carezza 1

Facile

È facile volerla se devi solo rubarle il corpo. Devi volerla quando è spenta, quando il mondo la spaventa.
È semplice quando decidi di regalarle dei fiori per far colpo, ma prova a farle esplodere il sorriso quando le tempeste la rubano e non la restituiscono.
Pensi che basti l’apparenza per spogliarla, ma non serve nemmeno a sfiorarla.
Lei abita milioni di chilometri lontano da ogni pensiero conosciuto, è un quadro dimenticato in soffitta, una lettera d’amore rilegata con un nastro lasciata in un cassetto in fondo al buio. I suoi occhi, fondi e neri, vagano ma non si posano mai su nessuno.
Lei è difficile, non torna, non resta.
Muore mille volte.
E risorge da sola, anche quando non ha forze.
A lei si prende, ma non si da mai: è forte, non chiede… Perché mai dovresti accarezzarla?
Le rocce non amano nessuno!
Lei è fredda, ma di notte sgorga e affoga in mare, come un vulcano che esplode…
Dentro di lei piove… Ma nessuno sa, nessuno sente.[©Yelena b.]
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Notare

Notare e annotare
Ancora
Assenze e mancanze
Io alunna diligente
Maniacalmente continuo
Imperterrita
A segnare “mi manchi”
E li scrivo
Ti scrivo
Sulla lavanga di un cuore che tieni ancora tu.[©Yelena b.]
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