Mi chiedevo sempre come potevi stare senza me

Mi chiedevo sempre come potevi stare senza me.
I primi tempi era dura, il dolore era una morsa infame, mi trascinavo per lo più. Mi ripetevo che mi amavi e che presto la tua rabbia sarebbe sbollita, ti saresti reso conto delle parole forti che mi avevi detto e saresti tornato dicendo ‘ho esagerato, tu sei più importante’.
I giorni passavano e il telefono restava muto.
Avrei tanto voluto vedere un tuo passo verso di me, ma tu sei di gran lunga molto migliore di me, sai staccarti dalle cose e le butti come niente fosse.
Ci ho messo anni a metabolizzarti, a digerire bugie e promesse finte, sguardi e carezze ingannatori, sentimenti fasulli. Ho realizzato troppo tardi che quel ‘ti amo’ che mancava, sempre sottinteso, me lo ero solo immaginato.
Si impazzisce sai quando si aspetta invano, quando malgrado aver capito tutto, anima e cuore sono sempre testardamente attaccati a qualcuno che hanno amato terribilmente e da cui tanto terribilmente sono stati raggirati

Si diventa folli, intransigenti, critici, cinici, ci si deforma.
I ‘no’ sono categorici, non trattabili.
Non volevo ricominciare a scambiarmi la pelle con un altro uomo, nessuno poteva prendere il tuo posto in questa storia che io continuo imperterrita a raccontarti.
Mi abbraccio e spezzo le certezze in tanti piccoli pezzi, ma la certezza di essere tua, non si rompe mai.
Mi abbraccio e ti abbraccio, o almeno cerco di salvarmi da questo baratro, ma ogni giorno mi scopro più legata, al tuo nodo inesistente, al tuo amore malato.
E non posso farci niente.
[Yelena b.]

Mi chiedevo sempre

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