Me lo ricordo

Me lo ricordo il suo abbraccio, timido ma così infinito.
Mi stringeva forte e io la sentivo quasi entrarmi dentro a scaldarmi ogni gelo.
Volteggiava fra il buio della mia rabbia e tutti i miei brutti ricordi, portando con sé il profumo della primavera.
Quelle sue dita delicate, piene d’amore sussurravano cose bellissime…
Ma io non ero bravo a tenermi la sua magia… sapevo solo ferirla.
Un giorno è partita, portandosi via tutte le sue risate.
Non gliel’ho detto mai che mi è mancata, che mi manca. Ho una casa piena d’orgoglio freddo, non avevo posto per tutto l’amore che era.[©Yelena b.]

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Bella

Bella

La bellezza non era il suo forte.
Non quella dei canoni soliti.
Aveva altro. Era fragile, come un fiocco di neve.
Le sue piccole fragilità che stringeva fra le dita, la tenevano in piedi, senza quelle sarebbe crollata.
Le aveva messe in fila come soldatini, le vedevo quando camminava, quando parlava, quando rideva. Non dovevi farla arrossire perché le scappavano ovunque come i bimbi al parco giochi.
E allora scoppiava a ridere… Dicono che ci si può innamorare d’un sorriso, il suo era speciale, ci aveva nascosto tanti anni, tutti gli anni in cui la sua fragilità l’aveva lasciata nuda davanti a due occhi bugiardi che l’avevano sgretolata.
Era un disastro ricostruito, un puzzle assemblato alla rinfusa, impazzito.
Non era bella, era spezzata.
E questo la rendeva meravigliosa.
[©Yelena b.]

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Comincia con una carezza

Comincia con una carezza

Era imbarazzante restare da sola con lui, si creava una sorta di energia che sembrava sfiorarla in maniera impercettibile. Non aveva ancora capito cosa volesse davvero, non si avvicinava mai troppo, ma la guardava con uno sguardo enigmatico a volte. Avrebbe voluto chiederglielo, ma poi restava zitta, per evitare scontri diretti.
Non voleva avvicinarlo, alla fine, si era abituata alla sua condizione e la sua vita era stata arricchita da altre cose, un uomo non le era “necessario”.
– Dove sei ora? –
– Qui, dove vuoi che sia? – gli rispose – invece di far domande sceme, piuttosto, che vuoi? –
Lui fece una smorfia divertita – Non era una domanda scema, Ale, ti ho chiesto una cosa precisa e tu sai bene cosa ti ho chiesto –
Voleva saperlo davvero?
Gli avrebbe dovuto spiegare gli anni e i giorni e le notti in cui era andata e venuta da un inferno che le aveva bruciato ogni sogno, e non sempre valeva la pena. Agli uomini interessava l’involucro, la scatola, la superficie da graffiare. Non ne aveva mai trovati di diversi, loro erano tutti uguali.
– Vuoi che risponda alla tua domanda, Ale? –
“Si, dai rispondi” pensò “sentiamo l’ennesimo fuoco d’artificio”
– Sono tutta orecchi – replicò appoggiandosi al tavolo
Roberto si allontanò e si mise di fronte alla porta
– Vedi questa? – e la indicò – Questa è stata messa per separare gli ambienti di una stessa casa oppure per proteggerla dall’esterno. Tu ne hai una blindata nel tuo cuore e nessuno ne ha la chiave. –
Interessante, la fantasia non gli mancava di certo, non doveva lasciarsi affascinare dalle parole.
– Un giorno quella porta sarai tu ad aprirla, il giorno che capirai quanto tempo hai sprecato barricandotici dietro, senza mai ascoltare se qualcuno stava bussando –
Lo fissava, l’espressione del suo volto doveva essere precisa perché lui continuò scuotendo la testa.
– Non credi alle mie parole, vero? –
Lei sorrise e inclinò la testa, divertita – Questi discorsi sono un po’ inflazionati, non pensi? Voglio dire… sapete così bene imbambolare coi discorsi che a volte mi lascio convincere! Poi cosa verrà dopo? Mille complimenti non sentiti per arrivare al “dunque”? E dopo il dunque? –
– Ale… –
– No no – alzò la mano per zittirlo – è così! L’indomani o il momento stesso dopo aver ottenuto quello che volevi di tutte queste scenografie resterà solo il teatro! L’applauso per aver trovato la chiave ad una porta dove dietro ci sono solo mucchi di sassi e delusione. Avrei preferito essere diversa, perché certe discussioni nemmeno le farei, invece sono stata massacrata più spesso di quanto io sia stata accarezzata. Parli di porte? Non ci sono solo porte. C’è un dolore che non se ne va e che continuate a rovistare con la vostra arte scadente. –
– Capisco – mormorò lui – devo ricominciare da capo –
Lei prese il cappotto e si avvicinò alla porta, fermandosi ad passo da lui – Avresti dovuto iniziare da una carezza, se davvero volevi entrare. Ciao –

– Ale aspetta! –
Lei si girò con un’espressione di disprezzo sul viso così marcata che lo colpì come un ceffone.
– Cosa devo aspettare, Robè? Che ti diverta con me finché ti aggrada? Finché non ti stufi? Finché non capisci che è faticoso stare con me? Finché non giochi ad innamorarmi, mi prometti un futuro, mi dici che sono quella che aspettavi da una vita e poi, con non chalance, te ne vai senza spiegazioni? –
Gli mormorò tra i denti, con una calma innaturale – Certo per voi è facile, inzuppate il vostro biscottino e vi gustate il cappuccino solo finché è caldo e divertente, poi finisce il gusto e tanti saluti, domani il letto è già scaldato dalla prossima.
Io sono la novità, l’inarrivabile, la vittoria nell’aver conquistato l’ennesima preda ‘difficile’…!
Sai? Per tutta la vita ho sognato di essere moglie e madre, mi sono svegliata colf e pedina… sono diventata bestia grazie a voi. Non credere che due belle paroline ora facciano miracoli. Le favole funzionano con i bimbi, le bestiacce feroci ruggiscono e sbudellano, non le ascoltano nemmeno le storie! Non ti consiglio di osare oltre, uccido. Chiaro? –
Che parole pesanti aveva usato!
Rimase a guardarla per un attimo, impietrito come una statua dalla sua veemenza perfettamente dosata. Uno stiletto affondato con doviziosa perizia ma a distanza.
Sapeva che era divorziata con un figlio adolescente, ma non sapeva molto altro, non era una che parlava di sé facilmente, malgrado si mostrasse sempre sorridente e affabile, in realtà non lo era mai davvero.
– Che ti hanno fatto? –
– Altra domanda scema. Credi che si diventi mostri per niente? La gente è velenosa, siete cianuro. Presi a piccole dosi quando si è già velenosi dentro, non uccide… io sono stata avvelenata tutta insieme e sono sopravvissuta dopo anni di convalescenza, ora sono deturpata. Hai presente una bella bambola immersa nell’acido e poi tirata fuori? Eccomi. Guardami bene, non vedere solo quello che ti pare, guardami davvero! –
Allargò le braccia e lo sfidò alzando il mento.
– Sono immune, capisci? –
Roberto non riuscì a dire altro, sconvolto.
– Non sapete accarezzare. Non sapete amare. Siete solo cazzo. E mille cazzate d’effetto. Peccato che non sono più la bambina che desiderava essere amata, ora sto in piedi da sola e mi amo. Tròvati la tua bambola da infilare nell’acido altrove, questa è già mostruosa di suo. –
La guardò andare via e gli rimase addosso tutta l’amarezza delle sue parole.
[©Yelenab.]

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Solo un amico

Solo un amico

Ne avevo incontrate di donne particolari, ma lei le batteva tutte.
Sembrava avere un’ombra a difenderla, uno strano invisibile campo di forza che attraeva ma nello stesso tempo ti spingeva lontano.
Avvicinarsi significava rischiare di essere colpiti da una scossa elettrica d’avvertimento.
Stava benissimo con tutti, ovunque.
Ogni argomento era trattabile, ogni conversazione possibile. Magari era una strega, chi lo avrebbe detto.
I suoi occhi. Ecco quelli erano davvero strani… Ridevano sul serio?
Me lo chiedevo tutte le volte che ci ritrovavamo a parlare e scappava la solita battuta, me lo chiedevo ancora di più quando le chiedevo “allora, come stai?”
Rispondeva “bene!” con l’enfasi di chi sta bene, ma gli occhi?
Ecco, gli occhi per una frazione piccolissima di secondo non erano più i suoi e allora gliela vedevo quell’ombra apparire e pararmisi davanti armata di spada. La vedevo sfidarmi quasi…
Avvicinarsi ad una mina così era pericoloso, avrei potuto innamorarmi di una come lei, avevo un debole per i casi irrecuperabili, i senza speranza. Lei era bollata da tutti come l’inavvicinabile lesbica di turno per via dei suoi “no” e la sua solitudine, una di quelle dimenticate da dio e da ogni divinità conosciuta.
Avrei potuto avvicinarmi forse se me lo avesse concesso.
– Io e te finiremo insieme – le dissi sorridendo un giorno.
Si voltò semplicemente, con una buffa espressione stampata sul viso – Non ti reggerebbe la pompa –
– Credi? –
– Sono ingovernabile, egocentrica e lesbica non lo sapevi? –
Di nuovo l’ombra tra noi…
– Io credo che tu sia solo ferita e stanca. E a me francamente questa storia della lesbica non convince. Magari vuoi solo farlo credere a tutti mentre ridi di noi. –
– Di quello che pensano gli altri me ne frego – replicò con una smorfia
– E di quello che penso io? –
Non credo si aspettasse una domanda simile. Mi fissò per un interminabile attimo in cui quel suo sguardo mi ribaltò lo stomaco dall’intensità: c’era un misto di diffidenza, confusione, anche un pizzico di panico.
– Tu sei un amico e le opinioni degli amici sono importanti – decretò – nella vita ci si fa delle promesse. Anni fa ne feci una a me stessa, è la mia salvezza. –
Capii che per stare con lei avrei dovuto prendere in braccio il peso della sua anima, perché amare una così non basta per ripagarla del male del passato, ombra o non ombra. Aveva bisogno di essere abbracciata fino al midollo anche se questo voleva dire pungersi con tutte le sue spine.[Yelena b.]

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Dolore

– Allora, mi dica. La ascolto. –
– Le vorrei chiedere un favore, sig. Dolore – mormorò – vorrei che lei fosse più magnanimo –
– Crede che dovrei? –
– Ma si! –
– Voglio spiegarle in breve cosa sono. Io esisto per ricordare alle persone che le cose belle vanno conservate, affinché si tenga in mente che perderle è un attimo. Io esisto perché dentro di voi ci sia la consapevolezza del bene come valore inestimabile. –
– Caro sig. Dolore, chi prova questa consapevolezza sa già tutto questo. È proprio nelle persone come noi che lei diventa terribile! Noi soccombiamo nella disperazione… – replicò lei – con noi, già così provati, sia più magnanimo… Ci sollevi ogni tanto, ci faccia vivere. –
– Crede che usi due pesi e due misure? –
– Si. Ne sono più che convinta –
– Mia cara, lei non sa quanto io sia potente. Le persone sensibili sanno il mio valore, alcune ne fanno arte, mentre le insensibili non mi capiscono. Ecco perché io sono dono per le prime e una condanna spietata per le altre. Quando arrivo da loro sono una punizione profonda, un male non più curabile. Vuole ancora essere anestetizzata da me, mia cara? –
[©Yelena b.]

L'eterna attesa di Sasha Vinci
L’eterna attesa
di Sasha Vinci

C’erano sere

C’erano sere in cui scappava più lontano. Fu così che iniziò, dalla mancanza di coraggio.
Si era assuefatta al suo vizio che l’aveva circuita e sedotta come l’uomo più bello del mondo. Solo che non era un uomo, era l’alcool. Bicchiere dopo bicchiere tutto diventa semplice…
Il vino è subdolo, ti rende euforica, alleggerisce le pene, toglie le paure, i pensieri. Ma ti rende schiava. Debole.
C’erano sere in cui scappava più lontano, quando da sola naufragava nel fondo d’una bottiglia.
Quelle sere usciva in cerca di se stessa, persa in un limbo che nessuno conosceva. Barcollava ubriaca fra le stanze della sua anima, lasciando tutto il mondo fuori. A volte, in quei miseri sprazzi di lucidità, desiderava solo morire. Allora prendeva il bicchiere e si trascinava davanti allo specchio della camera e prima di berlo tutto d’un fiato, si osservava senza parlare.
Le rovine in fondo ai suoi occhi spenti, le lacrime che non aveva mai pianto, bisognava brindare a loro e alla sua profonda umana codardia…
“Stupida donnetta… ”
Un giorno o l’altro dio ti ascolterà, vero?
Si… Ma non oggi.[©Yelena b.]

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Scontrosa

Era sempre scontrosa anche quando era affabile. Era circondata da respingenti invisibili e non le costavano niente, questa era la verità.
Aveva sempre lasciato entrare tutti, tutti erano benvenuti, ma nessuno di loro aveva avuto l’accortezza di rispettarla.
Aveva solo fatto quello che doveva, limitare ogni altro possibile accesso, il chiunque non oltrepassava più la soglia.
Sorrideva sempre come prima, ma niente è mai come prima dopo un uragano: ora era l’occhio del ciclone, dove tutto tace eppure intorno tutto è devastazione.
Non c’era speranza di veder qualcuno oltrepassare quel vortice, magari due occhi frantumati come i suoi.
Il mondo le girava intorno, in una sorta di buffa girandola che si portava via volti, voci, discorsi, grida, risate in un pot pourri lontano che nemmeno la sfiorava.
Sarebbe diventata gelidamente distaccata?
No… Era proprio quello il suo guaio, la sua dannazione, oltre la tempesta era sempre lei stessa la tempesta, quella perfetta, implosiva, devastante.
Ed aveva un nome… Emozione.
A quella non poteva chiudersi.
[©Yelena b.]
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Estate

L’estate è passata senza che me ne accorgessi. Il cielo è sempre grigio e gli alberi sbiaditi. Per qualche giorno ha fatto un freddo anomalo che si è temuto fosse arrivato l’inverno prima dl previsto. Invece no. L’autunno si sarà svegliato tardi e in un impeto di orgoglio, si è ripreso il suo tempo, ha giusto un po’ le idee confuse sulle temperature tanto da farci girare a maniche corte.
Mi sfilano i giorni. A volte non so neppure che numero sia…
Dicono che quando sei così distratto ti manca qualcosa. O qualcuno…
A me mancano i sogni, a volte penso di averli solo scordati su un pullman con una destinazione tutta loro… [©Yelena b.]
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Calma, come la tempesta

Quella calma ostentata cela solo tumulti; è là fisicamente forse, ma i suoi occhi, fra i marosi dei ricordi, abitano lontano, dove ha lasciato se stessa.
A volte desidero farla tornare, le inventerei un luogo pieno di colori dove non piove mai, vorrei vederle le labbra curvare in miliardi di sorrisi… Ma so che non lo farebbe mai per me. Ha troppe ferite che non mostra, troppe storie che non racconta, mille parole che non dice.
Ognuna è una ruga, ognuna è un silenzio, ognuna è un “non fa niente”. Non posso salvarla dalle sue erosioni, anche se lo desidero più che mai, quel suo mare non è destinato a me.[©Yelena b.]
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Incontri di parole

Incontri di parole

E così, quando le infilò le dita sotto la gonna, seppe quanto lontano avessero camminato le parole che si erano detti. Quanto quelle parole avessero spiegato nei minimi dettagli segreti e desideri, rendendoli subito capitolazione.

Le aveva imparate oh se le aveva imparate!

Le sapeva a memoria e le stava ripetendo sfiorandole i brividi.

“Ora che sei qui… non ti odio più.”©Yelena b.

incontri di parole