Non conosco uomo più mediocre

Non conosco uomo più mediocre di quello che racconta tutte le donne sviolinandole.
Sono rari quelli che riescono a vedere gli spaccati di un’anima complicata come la nostra e quando scrivono di noi, scrivono sempre di una, quella di cui sono innamorati, mai di tutte. La realtà è sempre diversa dal romanzo, care mie.
La realtà è quella della violenza domestica, taciuta, nascosta, negata. La realtà sono i femminicidi, le disuguaglianze lavorative, le umiliazioni, il mobbing, lo stalking…. tre denunce prima di arrestare un molestatore, o sentirsi dire ‘te la sei cercata’ quando vieni stuprata.
Donne, che vanno avanti anche se dentro sono state depredate di tutto, ma continuano ad essere madri e forti.
Donne o ragazze, che non ce l’hanno fatta, perché dopo aver perso la dignità per colpa del branco, hanno solo trovato la forza di farla finita.
Dove sono questi ‘uomini’ così ‘umani’, esistono solo nei post?
Sono esseri mitologici, leggende metropolitane o persone che si sono costruite una facciata?
So di essere provocatoria e magari ingiusta.
Ne esisterà uno sparuto gruppo, disperso da qualche parte, a dimostrazione che i miracoli esistono e che esistono le fortunate ad averli accanto.
E forse qualcuna di voi lo è.
Siamo abituate a convivere da sempre con l’egoismo maschile, ci si ‘abitua’, si viene allevate per questo.
Io, come donna, ammiro quelle che con le unghie e con i denti hanno detto ‘no’.
So cosa hanno provato ma posso solo immaginare la gran paura, anzi no, IL TERRORE, che hanno provato e che provano quando ci si trova davanti un uomo violento senza avere nessuna via d’uscita.
Avete mai incontrato un uomo che possa raccontare tutto ciò?
No. E non lo incontrerete mai.
Solo le donne sanno vedere le donne e tra i due sessi, noi siamo moralmente più possenti, noi con la nostra forza inspiegabile, il cuore dal battito possente e la pelle delicata.
Ci manca la forza fisica, ma non quella interiore, altrimenti Madre Natura non ci avrebbe affidato il compito di generare e custodire la Vita.
Gli uomini possono continuare a dipingerci, scolpirci, ‘raccontarci’ eppure di tutti quelli che lo hanno fatto e lo faranno, io mi fido più di quelli che ci ritengono psicopatiche, che di quelli che cantano a profusione le nostre lodi.
Invece di cantarci nei libri solo per vendere l’illusione che ci rispettate, quel rispetto concedetelo nelle cose della vita.
Da bambine, ragazze, donne, compagne, studentesse, colleghe, mogli.
Rispettateci davvero, che delle parole per illuderci ne abbiamo anche troppe… e i telegiornali vi smentiscono.
[©Yelena b.]
Non conosco

non conosco

Parlavamo spesso

Parlavamo spesso e di un sacco di cose. Mi incuriosiva la sua testa, ogni volta scoprivo che sapeva fare milioni cose inusuali e conosceva quelle più assurde. Mi faceva ridere, era sempre pronta a uscirsene con una battuta, anche nei momenti meno opportuni, sapeva alleggerire l’aria.
La bellezza è un canone strano e forse era proprio per questo che le apparteneva, nella semplicità di un essere imperfetto, nascosto, non appariscente. Una piccola pietra che non andava levigata, ma lasciata esattamente come era, pura.
A volte avevo l’impressione che i suoi occhi marroni fossero sconfinati, specialmente quando la guardavo di nascosto, immersa in pensieri lontani, distratta dal suo mondo.
Allora, su quel viso, appariva una smorfia amara che rapiva quel suo guizzo di bimba e la trasformava in un triste pagliaccio.
Forse non avrei mai saputo cosa la tormentasse tanto, ma vederla malinconica non mi piaceva.
Doveva essere un brutto ricordo, un dolore così profondo da averla cambiata, qualcosa con cui coesisteva ma che non accettava.
Non mi piaceva vederla sfigurata dal passato, amavo la curva e le fossette del suo sorriso e il suo sguardo birichino.
– Volevo rapirti per un caffè… ma vedo che sei già lontana – esclamai avvicinandomi
Lei si voltò e sorrise – Un capitano coraggioso! – rispose con enfasi
– Coraggioso non saprei… forse se me ne dessi la possibilità potrei provarci –
Rimase seria a fissarmi – Oh certo… ti intendi di demoni? –
Risi – Addirittura! Devo procurarmi una spada e una Bibbia… temo di essere ateo però… –
Le vidì di nuovo quel guizzo negli occhi e mi sentii profondamente fortunato
– Sei un uomo buffo, lo sai? – esclamò scuotendo il capo
– Farei di tutto per farti ridere. Solo per il gusto di vederti farlo. Mi sembra che il mondo abbia senso solo quando tu ridi. –
La vidi ritrarsi, come se avesse preso una scossa e si irrigidì. Si voltò di scatto e deglutì – Ora devo andare… mi sono ricordata che ho un impegno! –
Imbarazzata, sorrise di nuovo e se ne andò. Non feci né dissi nulla per fermarla, era comprensibile: era spaventata, maledettamente spaventata e disillusa.
Sarei stato capace di sfondare le sue barriere ridandole fiducia?
Mi affacciai alla finestra che dava sul cortile e la vidi raggiungere la macchina. Per un breve istante esitò, poi alzò lo sguardo e incontrò il mio: sorrisi e le lanciai un bacio.
Fece il gesto di prenderselo e si poggiò lentamente il palmo della mano sul cuore.
[©Yelenab.]

Parlavamo spesso

Io mi attacco alla vita

Io mi attacco alla vita come estremo atto di speranza, perché essere coraggiosi non vuol dire sfidare la morte, vuol dire vivere nonostante tutto.
[Yelena b.]
Io mi attacco

Oggi il cielo non sa decidersi

Oggi il cielo non sa decidersi, è blu, è grigio.
Ad ovest sembra prevalere il sole, a nord è nero come la pece, piove.
Il vento sposta le nuvole, gli aerei decollano e come sempre, ci spariscono dentro mentre il rumore dei motori resta, affievolendosi gradualmente.
Ho un rumore più forte dentro, io. Sovrasta tutto, non cessa mai e la cosa che più mi rattrista è che nessun altro lo sente.
Gli altri mi vedono come quella che non viene scalfita da nulla, la statua di granito dagli occhi imperturbabili, l’instancabile motore che traina.
Sono sempre stata così da che ricordo, non ho mai voluto far entrare nessuno nelle mie piccole fragilità, ho sempre avuto paura che qualcuno mi disintegrasse, solo toccandomi.
Avevo ragione. Mi hanno mandato in pezzi molte volte per incuria, una volta solo per gioco ed è stata la distruzione più grande.
Avrei dovuto imparare molto prima a costruire muri e trincee, quelle che avevo un tempo erano di cartapesta, crollavano al primo sguardo, mi lasciavano esposta.
Una come me cadeva facile preda degli uomini squalo, non mi sono salvata nemmeno una volta.
Se guardo indietro, vedo tante persone, di molti ricordo ogni cosa, di alcuni ho ricordi vaghi, di qualcuno non ricordo nulla, volutamente.
Sono stati i tasselli di questo mio puzzle, dal disegno astratto e a volte delirante, non ancora finito, con un senso e uno scopo che non conosco e non mi sarà dato di conoscere mai.
Di una cosa mi sono pentita.
Di non essere stata più egoista in alcune situazioni, avrei dovuto pensare al mio benessere prima di qualsiasi altro, senza immolarmi per un amore inesistente in cui credevo solo io. Mi sono procurata la ferite più laceranti e distruttive e io che sono lenta nei processi di guarigione, non mi riprendevo mai del tutto.
L’ho capito troppo tardi che per una come me non ci sono porte dorate, l’ho capito troppo tardi che per me non c’era una metà e che mi ero affannata a cercarne una, sprecando un sacco di vita.
L’ho capito troppo tardi che potevo essere felice lo stesso traendo amore da altro.
Ora lo so. E non intendo sprecarmi oltre.
Il cielo è ancora confuso, è blu, è grigio…
Il vento sposta le nuvole.
Gli aeroplani decollano…
La mia vecchia me è su uno di quelli.
Addio amica mia.
[©Yelena b.]

(In sottofondo Raise my rent, David Gilmour)
Oggi il cielo

Mi sento vecchia, amica mia

– Mi sento vecchia, amica mia. Non dico mai niente a nessuno, come mi sento, cosa sogno. Tu sogni? Io non lo faccio più nemmeno di notte. Ho paura dei miei sogni, ci incontro sempre il mio passato, le cose che ho tanto amato e perso… credo sia per autodifesa: il mio cervello cancella ogni cosa appena apro gli occhi. Tu sei giovane… e sei più fortunata. Il mondo sarà magnanimo con te perché sai come prenderlo. Io sono sempre in ritardo per tutto, vedo le cose sfuggirmi, non sono mai per me. Sono come la ragazza che incarta i regali degli altri nei negozi a Natale… incarta con cura qualcosa che non avrà mai. –
[Dialoghi (im)probabili]
©Yelena b.
Mi sento vecchia

Non promettere

Non promettere

– Non so mai dove sei quando diventi silenziosa… –
Lei sospirò e si accoccolò sulla sua spalla
– Non lo so neanche io a dire il vero. Non sono abituata a sentirmi bene, quindi a volte, mi prende la malinconia. Non voglio abituarmi a te. –
– Ma che diavolo dici? – sbottò lui ridendo – Pensi che sparirò come gli altri? –
– C’è forse questo pericolo? – esclamò lei
Lui rise più forte
– Mi piace che tu abbia detto ‘forse’. Significa che ti stai abituando all’idea che non ti mollo. –
Respirò profondamente e nascose il viso nel petto di lui – Non promettere. –
– Io non prometto. Resto e basta. –
[2018©Yelena b.]

Da qualche tempo ti affogo nel fondo

Da qualche tempo ti affogo nel fondo.
Non avrei mai creduto sarebbe successo a me.
Gli anni si accumulano, il tempo si dilata. Aspetto sempre di essere sola, per godermi fino all’ultimo istante la mia piccola tragedia, il mio piccolo dramma insulso e infantile.
So cosa sto facendo, mi punisco nell’euforia del momento, nel bruciore di stomaco e con la testa annacquata.
Mi sento un pagliaccio mentre barcollo e goffamente derido me stessa!
E allora decido di passare la soglia ancora più in là, verso il limite estremo, verso quel baratro che sto sfidando.
Che sciocca! Combatto una battaglia persa contro un mostro molto più grande di me e io non ho abbastanza forza da sconfiggerlo.
Sei in fondo, ti vedo nitido e forte.
Ti amo e non posso perdonarmelo.
[©Yelena b.]
Da qualche tempo

Era così bravo a mentire

Era così bravo a mentire. Mentiva sulle cose semplici, dando di sé l’immagine pura del dettaglio, del particolare che fa la differenza.
Lui stesso si definiva semplice, per il tipo di lavoro che faceva, umile e così inusuale, sul suo passato dalle mille facciate e dai mille fallimenti, sui suoi ‘amori’ passati, la sua rocambolesca vita di bambino e adolescente ‘problematico’.
Tutto ben costruito, ben raccontato.
O forse ero solo io a vederlo fragile sotto tutta la mole di rabbia sotto cui si trincerava.
Sapeva cosa dire e come dirlo per farmi innamorare dei suoi errori, facendomi sentire l’eletta al suo mondo inaccessibile.
E mentiva sulla tenerezza mettendola tutta dentro quegli occhi fatalmente azzurri, freddi come la lama d’uno stiletto.
Mentiva sulle cose semplici e con semplicità. E quando si mente sulle cose semplici come un ‘ti amo’, quelle stupide e romantiche come me, ci credono.
[©Yelena b.]Era così bravo