Mi hanno chiesto ‘ma tu sei una scrittrice?’

Mi hanno chiesto ‘ma tu sei una scrittrice?’
Non credo.
Io immagino, io sento, io scrivo quello che le emozioni decidono.
Forse traduco soltanto un linguaggio che parte senza parole dal cuore e poi arriva all’improvviso alle labbra, finalmente comprensibile.
Forse non scrivo e forse non traduco… ma di una cosa sono certa, sento. Tutto.
E mi lascio sopraffare dalla meraviglia.
[©Yelena b.]

Mi hanno chiesto

A loro viene facile riempirsi di parole

A loro viene facile riempirsi di parole. Si trovano ovunque, spesso smerciate a poco, svendute come un oggetto in saldo nella vetrina dell’apparenza.
Costano poco in fondo, quando son pubbliche, regalate a mazzi, svalutate.
Loro le scelgono già pronte, surgelate, da mettere nel microonde della loro vita in vetrina, quella che non somiglia nemmeno lontanamente alla loro vita vera.
Già, perché di autentico in tutto questo smercio, non vi è nulla, se non il teatro delle maschere, il culto del sembrare, la religione del dio profilo. E allora tutto fa apparenza, dalla foto d’autore alla frase scelta perché s’avvicina all’immagine smaltata a cui si è scelto di assomigliare.
Essere è maleducato e fuori moda, una scelta impopolare, da sfigati.
Forse mi dovrei ristrutturare l’immagine anche io, sti piedi scalzi e st’aria spettinata, mi fanno sembrare una povera sbandata, senza stile, mai allineata… sempre in ritardo.
Quella che si beve la sua birretta e si mangia il suo sushi; quella che si fa il suo spritz rivisitato, tre parti di vino bianco e una di succo d’arancia rossa; quella del ‘senza caffè non si comincia’; quella dai pensieri incasinati come un nido di gabbiani.
Cambiare, provare altri panni… no, grazie.
Mi allaccio il cuore con gli stessi fili di seta con cui decoro questi miei voli di parole: ad ognuno corrisponde un colore, eppure, ognuno ha sempre pa stessa tonalità della passione che mi governa.
Intingo sempre i sentimenti in questo rosso acceso e sorrido: a voi serve un’ispirazione, io sono troppo incasinata a vivermi, in tutte le mie sfaccettature.
È per questo che io vivo a braccio, voi di specchio riflesso.
[©Yelena b.]

A loro viene facile

Tu sei forte Ale

Tu sei forte, Ale

No, non lo sono. Vado avanti dicendo che domani sarà meglio, se non lo sarà fa lo stesso.
In realtà sono una bimba di 5 anni che non è cresciuta e che si gode le cose che non ha vissuto.
Così mi emoziono forte e non do il tempo alla paura di uccidere questo mio piccolo spirito infantile… mi ha reso più felice e più leggera.
Non volo altissimo, non sono ancora capace!
Vorrei che tu capissi amica mia, che siamo tutti un prato di fiori apparentemente tutti uguali, tutti spaventati ma siamo là, ognuno con un particolare che lo rende invece diverso, e su ognuno di essi si posano le api, le farfalle e una miriade di altri piccoli animaletti…
Si ‘sporcheranno’ della diversità di ognuno: sarà quel polline a finire su altri prati e vuoi sapere che c’è di straordinario?
Altri fiori nasceranno, e saranno tutti figli nostri.
[2017©Yelena b.]

Tu sei forte

Non credo ti capiti come capita a me

Non credo ti capiti come capita a me di sospirare quando senti una delle ‘nostre’ canzoni.

Non credo che ti capiti di avere all’improvviso un ricordo nostro che ti riempia la testa e ti lasci un po’ imbambolato, preso dall’emozione.

Non credo che a notte fonda a volte ti capiti di svegliarti perché hai sognato me.

Non credo ti capiti di raccontarmi quello che fai, immancabilmente ogni minuto, per tenermi con te, mentre guidi, mentre vivi.

Non credo ti senta solo, come capita a me a volte.

Tu sai ricominciare senza le cose, le persone, i luoghi, sai troncare benissimo, tanto nessuno è mai davvero importante.

Io invece sono radice. Resto, nelle intemperie più terribili, nei terremoti, cerco di contenere le frane. Potano la pianta, la tagliano fino a rasentare il terreno ma io rigermoglio, imperitura.

Solo tu sei stato velenoso, per colpa tua ho quasi finito per seccare, ma sono ancora qui.

Torni sempre, come il mare sulla sua spiaggia, è bello lo stesso farsi toccare, devastante ma meraviglioso, non più mortale.

Ho solo ingurgitato abbastanza veleno da non morire più… abbastanza cattiveria da esserne immune.

So che non ti capita. Non importa, tra noi l’amore che portavo era l’unica cosa che ci teneva in piedi, il tuo era troppo in basso e troppo a disposizione.
[©Yelena b.]

Mi vedono brutta e lo sono!

Mi vedono brutta, lo sono
e il rimpianto peggiore
è quello di aver dato loro il nero per farlo
Loro non sanno però
che altrove, irraggiungibile
c’è l’altra parte di me
quella che splende
[©Yelena b.]
Mi vedono

Mi sono inventata funambola

Mi sono inventata funambola quando la vita s’è fatta sottile
quando il vuoto si è mangiato gli appigli
e il silenzio ha inghiottito il mio mondo
Mi sono inventata pagliaccio
quando le lacrime mi rubavano il sorriso
e non potevo piangere per non turbare il tuo visino innocente
Mi hai vista pensierosa davanti al caffè
e non hai mai detto niente
Ora ti guardo
sei cresciuto in fretta
barcamenandoti con me, in questa nostra vita fatta di cose conquistate a forza e di rinunce
Non ti sei mai vergognato di essere diverso
mi hai sempre resa fiera
Oggi ti dedico le mie piccole vittorie, figlio mio
le piccole gioie che a noi sembrano immense
l’avverarsi di quelle modeste promesse che ti ho fatto
Non hai mai chiesto anche quando lo desideravi tanto!
Ti devo una carezza per ogni volta che m’hai detto ‘ce la farai, mamma’ e hai condiviso con me il niente
Non so se ho fatto di te un Uomo
ma so di averti regalato tutti i miei migliori sentimenti
Ti amo, figlio mio
[©Yelena b.]
Mi sono inventata