Ho perso il conto dei giorni

Ho perso il conto dei giorni in questo momento così brutto.
Ho letto tanti libri nella mia vita, pochi d’amore perché non mi piacciono molto, preferisco le belle storie, toste, corpose, ben raccontate, come I Maya di Eca de Queiros, un autore portoghese.
Arrivò a me in una scatola di cartone insieme a tante altre cianfrusaglie, frutto dello sgombero della cantina di una casa in ristrutturazione. Non ricordo che anno fosse francamente, forse fine anni 80, o giù di lì. La mia famiglia è sempre stata ‘povera’, mio papà faceva un lavoro molto modesto e di gran fatica, aveva provato a far fortuna ma con scarsissimi successi, anzi diciamo che ci guadagnò più debiti che altro. Non potevamo permetterci molto e mia mamma pur di non farci mancare materiale di studio, faceva carte false. Immaginate quindi la mia gioia di avere tra le mani un libro, nuovo da poter divorare: copertina rigida, pagine ingiallite dal tempo, mio.
L’ho letto veramente in tempi record, amandolo in ogni sua parola.
La trama è molto complessa, come ogni saga famigliare ed ha dei risvolti decisamente tragici, tra suicidi, morte e incesto, eppure è raccontata così bene da rendere la lettura una passeggiata piacevole.
Un libro ti apre la mente, ti fa sognare, ti accompagna in viaggi fantastici tutti tuoi.
Mi mancano quei tempi, mi manca riuscire ad avere la concentrazione per tuffarmi in una storia e lasciarmi trasportare dentro i quadri che dipingono nel tuo immaginario.
A volte la mia testa vaga lontano, si distrae, i pensieri si affollano confusi e caotici, come i pendolari della metro all’ora di punta, sconosciuti anche a me stessa.
Non riesco più a concentrarmi come prima, a fermarmi sul piacere di leggere.
Le cose non vanno mai come vorrei, mi sembro vittima di un gioco più grande di cui non so le regole e a cui proprio non so giocare, ma soprattutto che non posso smettere.
Si dice che bisogna essere audaci e credere che tutto si può nella vita, che si deve puntare in alto se davvero si vuole realizzare i sogni, eppure io mi chiedo se invece non sia la fortuna a decidere in verità, come quelle donne belle e snob che si scelgono gli amanti.
O forse siamo spesso noi ad essere le nostre stesse catene, i nostri impedimenti, le nostre convinzioni a non farci spiccare il volo.
Mi guardo indietro e mi chiedo dove ho lasciato l’entusiasmo, mi pare di averlo perso tanto tempo fa, nel momento in cui desideravo essere come gli altri e invece dovevo accontentarmi e spesso dovevo rinunciare.
Lo stesso entusiasmo nello scoprire cosa ci fosse in una scatola piena di cose dismesse, che veniva da una cantina in ristrutturazione, arrivata a casa di una ragazza sognatrice, che si affeziona alle storie e che crescendo è diventata un’ombra.
Non so se desidero esserlo o se mi ci sono semplicemente abituata, so che a volte devo scriverlo, devo rendere palpabili quei pensieri caotici, ché non voglio perdermi nel nulla d’un mondo affollato, senza sogni e senza speranze.
[Yelena b.]

ho perso il conto
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