Come ci si sente a ferire?

Come ci si sente a ferire di proposito qualcuno?
A pianificare lucidamente di illuderlo?
Cosa spinge una persona a giocare con i sentimenti?
Forse l’essere profandamente cattivi, o sottilmente perfidi oppure è una soddisfazione ad una smania di potere?
Non so, so solo che avrei voluto chiedertelo come ti sei sentito quando hai stritolato la mia vita tra le mani e te ne sei andato senza nessun rimorso.
Sono arrivata alla conclusione che sia il tuo modo di essere, un girovago di cuori, corpi ed esistenze. Cerchi calore alla tua anima senza coscienza… e trovi il niente che cerchi, il niente di cui sei fatto.
Tanto bello quanto vuoto e infimo, al pari di un quartiere malfamato, tra detriti e degrado.
Hai un’arma potente tra le mani, le tue vittime non sanguinano e non muoiono, eppure le uccidi nella maniera più crudele che esista: avveleni il loro amore con le bugie, precise e chirurgiche.
L’hai fatta franca, almeno finora.
Un giorno sarò io il tuo giudice, sarò io col bisturi in mano e mi ritaglierò ciò che m’hai rubato, l’unica cosa che t’ha arricchito.
Me.
[Yelena b.]

Come ci si sente

Crudele stiletto

Crudele stiletto
quel tuo ‘ti amo’ mancato
Quello squarcio infinitesimale creato dalla mancanza che non mi lascia vivere ma che mi impedisce di morire
La voragine invisibile in cui cado e di cui nessuno immagina l’esistenza
‘Sai?
La cura esiste… dovresti dimenticare.’
‘E come si fa?’
‘Arrendenditi.’
[©Yelena b.]

Crudele stiletto

Avevi sangue finto

Avevi sangue finto
non fatto come il mio
non era un fiume a precipizio questa passione
il tuo sfiorarmi era impulso
mero e infimo
di chi accarezza pelli e non anime
di chi penetra e conquista
di chi morde ma non assapora
Avevi sangue finto
non come il mio
che ancora sgorga da quello squarcio di falsa tenerezza
che resta dentro quando, tremando, mi dico che ti odio
[©Yelena b.]
Avevi sangue finto

Il meccanismo va ma non è più perfetto

Il meccanismo va

È sempre incredibile scoprirsi cambiati, pensi di non poterlo fare e invece succede.
Per accorsertene basterebbe tenere un diario da rileggere, anno dopo anno.
I ricordi che abbiamo spesso sono distorti, alcuni li addolciamo per evitare che ci facciano troppo male, ma altri non abbiamo il potere di modificarli. Essi devono rimanere intatti, dolorosi e lancinanti che siano, devono restare come sono per rammentarci di evitare di sbagliare di nuovo.
Come per esempio dare fiducia a persone che non la meritavano e che si sono rivelate opportuniste o malintenzionate.
Pentirsi di aver amato soggetti che credevamo mosse da buoni sentimenti è normale. Si dice che se ti penti di aver amato non hai amato mai, al contrario, rappresenta una presa di coscienza precisa, significa aver raggiunto la consapevolezza di ciò che ci fa bene e ciò che ci avvelena. Amare le persone sbagliate è inutile e dannoso, porta alla totale sfiducia in chiunque, crea sospetti e distanze e non permette di relazionarsi in maniera spontanea con nessuno.
È un processo molto complicato e pesante sul piano emotivo, occorre una forza interiore ed una sicurezza profonda per superarlo.
A tutt’oggi, dopo anni di prove e di eventi negativi, sono ancora dentro a questo vortice, come se fossi all’interno dell’occhio di un ciclone di proporzioni bibliche eppure, in me, tutto resta quiete anomala.
Mi sono fatta acqua e reagisco immediatamente agli stimoli esterni, tuttavia a volte percepisco che manca qualcosa, manca un pezzetto che renda le cose non dico perfette, ma giuste.
Ho una rassegnazione cronica che non mi fa credere fino in fondo in nessuno e mi rende doppia, da un lato la me energica e attiva, dall’altro la ‘solitaria, algida, distante, intoccabile’ Ale.
Mi sento rotta, come quei meccanismi che si muovono in sincronia, ma che hanno un pezzo infinitesimale apparentemente inutile al movimento ma che non funziona più: si il meccanismo va, ma non è più perfetto.
[©Yelena b.]

Il meccanismo va

Dimenticata dimenticata dimenticata

Dimenticata
dimenticata
dimenticata
ho sulla pelle del cuore strati di parole dimenticati
di respiri mai nati
di dolcezze trattenute
di punte di dita timide che non hanno mai sfiorato
al centro del petto ho un mucchio di foglie d’autunno che mi lasciano umido il cuore
nessun vento le sposta
nessun altra stagione s’alterna
è una magia che non si spezza
del sole ricordo i segni e le bugie
sei la mia arte migliore
il mio inchiostro di sangue
i sospiri più profondi
che voce più non hanno
dimenticata
dimenticata
dimenticata
[©Yelena b.]
Dimenticata dimenticata dimenticata

Di nodi e matasse

Di nodi e matasse

Ho una tenda a frange fuori, sulla porta finestra del terrazzo. Malgrado sia una tenda da interno, io e mio figlio abbiamo deciso che ci piaceva metterla all’esterno, per farci giocare i gatti.
Ogni volta che c’è vento, le frange si ingarbugliano e si ammassano, formando grovigli stretti.
Tiziano mi dice sempre ‘che palle Ma, tagliamoli! Non perderci tempo’, ma io sono una testarda e da buona vecchia Capricorno, vedo le cose da un’altra prospettiva, così, ridendo rispondo.
‘Vedi, Amore, questa qui è una metafora di vita: sapevamo che sarebbe successo questo, eppure l’abbiamo messa fuori lo stesso.
La vita e i suoi casini sono quasi la stessa cosa. Tutto si ingarbuglia, i problemi, le bellezze, le stranezze. C’è solo una differenza: il vento crea la matassa ma mai i nodi, quelli li creiamo noi, quando affrontiamo le cose senza pazienza. Tiri il filo sperando di liberarlo e invece lo stringi insieme agli altri.
Non avere mai troppa fretta di giudicare una matassa, per quanto complicata e intricata sia, c’è sempre il modo per districarla.’
[Yelena b.]

di nodi e matasse
Di nodi e matasse

Pensieri distratti

Pensieri distratti

Ieri, mentre ero sulla navetta che mi riportava a casa, guardavo il cielo meravigliosamente azzurro. A volte i miei occhi vedono più nitido di altre, così gli alberi, gli storni e i prati sembravano avere un colore più intenso.
Mi guardo sempre intorno, guardo la gente che sale e scende, turisti e lavoratori, i loro vestiti, le loro facce, le espressioni, gli occhi.
Mi domando dove vanno, cosa fanno, come vivono, se si sentono mai soli.
Immagino le loro vite, chi sembra schiavo dell’apparenza e chi invece non bada all’aspetto.
Come il senza tetto che vive in aeroporto, con la sua valigia vaga tra i terminal…
Ha un mignolo con una lunga unghia che sembra affilata e mantenuta maniacalmente, non conosco la sua storia, ma lo incrocio spesso con lo sguardo.
Abbiamo storie diverse, cicatrici diverse e pensieri diversi eppure siamo tutti in viaggio, con la stessa destinazione a cui, prima o poi arriveremo.
[©Yelena b.]

Pensieri distratti