Dovrò accettare che non ci sei prima o poi

Dovrò accettare che non ci sei prima o poi
che il mio continuo leggerti le pagine della mia vita
è inutile
inutile mostrarti sempre quello che vedono i miei occhi
raccontandotelo come se tu fossi qui, ma fossi cieco
mi illudo che non ti sei perso nulla di me
te l’ho raccontato mentre mi accadeva
in ogni momento
come quando si raccontano le favole ad un bimbo
ti cullo
con le parole
ti tengo stretto
con tutto il niente di cui sei fatto
dovrei mollarti invece
magari in un punto imprecisato di oggi
impedirti di sfiorare il mio domani
dovrei lasciare libera la sedia accanto a me
spostando tutta la massa dei tuoi ricordi che la occupa
cosicché possa sedersi qualcun altro
… ma so che se anche lo facessi
non ho più lo stesso cuore
quel posto non c’è più
è libero da tempo
e non è più accanto
quella sedia impolverata è libera e nascosta
in un altrove dove non arrivo nemmeno io
[Yelena b.]

dovrò accettare

Vorrei poter tenere tutti

Vorrei poter tenere tutti
ma proprio tutti i miei ricordi
ma temo che siano come le nuvole nel cielo
mutano
e il tempo cambia loro forma
Fino a sbiadire
altrove…
A me non resta che benedire il vento
[Yelena b.]

(Guardando le grosse nuvole nel cielo scuro mentre il vento se le porta via…)

vorrei poter tenere

Raccontare storie forse inventate

Raccontare storie
forse inventate o forse no
Sgranare i sentimenti
come melograni maturi
sporcarsi di ricordi e di tremori
segni che conosci a memoria
Salire sul filo instabile del cuore
e lasciarsi dondolare sopra l’abisso dell’anima
c’è tanto dolore ma non male
un giorno la speranza tornerà
[Yelena b.]

raccontare storie

Mi spengo di te

Mi spengo di te

Parcheggiato
nel lato oscuro del mio cuore
resti crepa
da cui non entra luce
ma l’argento di una lama
Non sanguino
mi spengo
di te
[Yelena b.]

mi spengo di te

Mi siederei vicino a te

Mi siederei vicino a te se me lo chiedessi
ancora una volta
Farei come ho sempre fatto,
Tremando d’emozione, ripeterei gli stessi identici gesti
Calpestando gli stessi identici passi
coglierei ciliege,
Respirerei il profumo del tuo mondo,
Ripasserei il tuo silenzioso alfabeto
Ti stupiresti vedendo quanti dettagli io ricordi
cose che tu stesso hai dimenticato di te

Mi siederei vicino a te, se me lo chiedessi
se fosse ancora possibile
ma il posto che credevo fosse mio, tu lo hai mille volte ipotecato in cambio di chissà quali saltimbanchi

Mi siederei vicino a te, se me lo chiedessi,
Solo per dirti
… ridammi il cuore.
[Yelena b.]

mi siederei vicino

Hai preso il cuore?

Hai preso il cuore?
Quello di scorta.
Si?
Bene, mettilo in tasca ora.
In tasca, al sicuro.
La prossima volta che mireranno al petto, non lo troveranno.
[Yelena b.]

hai preso il cuore

Per te non ha scritto poesie

Per te non ha scritto poesie
e nemmeno te ne ha fatte vivere
a te ha dedicato canzoni
che aveva già dedicato ad altre
a te ha aperto la porta di casa sua
mentre fuori scopava con chiunque
A te diceva per sempre mentre ti metteva sul treno che ti portava via, alle altre dava appuntamento quando tu gli scrivevi ‘buonanotte’ sul lembo del vostro domani
A te ha raccontato le cicatrici, solo per illuderti che c’era di più
Ti ha iniettato un veleno terrificante
sottile e spietato
era amore malato
Un cancro che non si può curare
ti lascia in vita a guardare
In cosa ti ha trasformato
quella sua piccola bugia
[Yelena b.]

per te non ha scritto poesie

Non ci si rassegna mai ad essere stata una delle tante

Non ci si rassegna mai ad essere stata ‘una delle tante’, un segno sulla lavagna, un numero su una rubrica.
Non si accetta mai di essere state solo l’ennesimo appuntamento andato a segno.
Eppure si sa, come per le leggi economiche, anche l’amore è diventato una politica soggetta alla domanda e all’offerta: non sei più un sorriso da conquistare, una cicatrice da accarezzare… sei solo un target da colpire e affondare.
Siamo navi in questo globale gioco di battaglia navale, ti minano a caso nei tuoi punti deboli e tu cadi, affogando.
Mi chiedono come mai non abbia più voglia di vivere una nuova storia, come io faccia a stare da sola restando allegra e sorridente.
È facile, molto più facile di quanto crediate, basta amare se stessi oltre ogni cosa. Imparare che le cadute non sono negative, ogni volta che cadi la prospettiva cambia, impari a combattere dal basso, tirando fuori la grinta. Ti rialzi. E ti resta, la grinta e la rabbia restano per aiutarti a non essere più un segno: hai un nome e una identità, non sei più scopabile, sei una belva. Poco importa se non trovi un’altra belva come te, di certo non ti farai contare, ma conterai. Sarai quella a cui non si arriva e si può solo guardare da lontano, come il frutto più grosso e più in alto. Chi vorrà arrivarci, dovrà faticare.
Ti diranno che sei brutta, non appetibile, vecchia, strana, asociale, antipatica, acida… senza nemmeno conoscerti e nessuno ti considererà.
Nessuno, nessuno?
Fantastico, voi non lo immaginate ma io mi basto.
Vivo. Bene.
Sorrido, non vedete?
[Yelena b.]

non ci si rassegna mai