Sussurri

Dei sussurri amo la delicatezza, tutta la delicatezza che manca ai segreti detti troppo ad alta voce.[Yelena b.]

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Amici

Amici.
Mi è sempre suonata bene questa parola. Come una canzone che canticchi quando sei felice, o quando sei triste.
Amici. Sono 5 lettere… che non sono un numero.
Io ci ho diviso tre quarti d’anima con certi amici. E quando li ho persi, ho perso quei tre quarti d’anima.
Perché ci si sta male, io ci sto male.
Amici… alcuni di me sanno tutto, dal numero di scarpe a quante lacrime ho pianto. Altri sono stati la mia spalla, i miei soci…
Altri sono andati oltre il Ponte… una l’ho riabbracciata in sogno, non ci siamo dette niente, solo un abbraccio stretto e la muta promessa di ritrovarsi lassù in un angolo di infinito.
Certi sanno i nomi dei miei uomini… altri non li ho mai visti, ma sono qui a volte più vicini e veri di quelli che tocco ogni giorno.
Questo l’ho scritto per uno in particolare, che amo come un fratello ma che ha la testa di legno, tanto dura da spaccarci le noci. Uno che ogni volta ha una donna diventa incomprensibile… ma io non posso aspettare che capisca che l’amicizia non è quella che puoi archiviare: nessuno nasce soprammobile per lo scaffale di qualcun altro.
Per cui ti auguro ogni bene, dopo 5 anni io perdo altri tre quarti di anima e ti saluto.
Con tutto l’affetto che ho per te la birra che avremmo dovuto bere la berrò da sola augurandoti buon cammino, Amico mio.
Alessandra.

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C’era un giardino…

C’era un giardino celato nella sua testa, spesso ci entrava di nascosto da tutti. Ci sgattaiolava in silenzio per un piccolo sentiero che passava lungo i suo occhi, sotto la cascata dei pensieri.
Era come passare una porta tridimensionale, aperta solo a lei.
In quei luoghi poteva respirare.
Si perdeva fra sogni che sapevano di antico e di lavanda, come le lenzuola della nonna, i profumi del fienile, lo scoppiettio del fuoco nel camino.
I prati fioriti della sua anima la rendevano una bambola di porcellana delicata, così lontana dalla realtà di plastica e tecnologia di quel mondo a cui non sapeva appartenere e forse mai sarebbe appartenuta.
Era scalza…

Un giardino meraviglioso,
abitato da folletti, fate, gnomi,
essere di altri tempi,
di altri mondi lontani.
Fiori di ogni genere, di ogni colore,
alberi sempreverdi dal fusto solido,
profumi di flagranze sconosciute,
miele degli dei,
persino farfalle che gironzolavano tra le margherite accese,
e plotoni di formichine intente a costruire nidi sicuri e accoglienti. Tutto era magia.
Sulla porta di ingresso una scritta scolpita nel legno
“Benvenuta tra i fiori
tra di noi
dolce angelo sei tu”
Un giardino incantato per chi avesse avuto l’opportunità di addentrarsi. Sarebbe occorsa prudenza però,
una certa dose di educazione,
sarebbe occorsa la giusta misura.
Piccole accortezze insomma, piccole tenerezze.
Il luogo si preannunciava come luogo di primavera,
di rinascita.
Chiunque vi fosse entrato avrebbe trovato accoglienza e ristoro. Chiunque predestinato.[©Yelena b/P. N.]
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Mia piccola bugia

Mia piccola bugia
Cucita sulle labbra e sul cuore
Piccola piccola
Nessuno lo direbbe mai chi sei, Inganno
Sei cosi fragile e bella
Terribile e letale
Ti ho nascosto sulla punta della lingua così che nessuna ti potesse vedere
È sempre facile versarti
… basta un sottile bacio di finto amore
E tu, mia brava bambina, ti propaghi fluida, subdola…
Che meraviglia vederti segnare le loro anime, Inganno
Mi sento onnipotente
Osannato come un dio
a loro non appartengo!
Mia bugia
che un tempo avevi un nome
ti sussurro sempre
la sera prima di dormire
quando ti cerco
… ma nessuno risponde
a nessuna di loro appartengo
a te… Inganno, si.
[Yelena b.]

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