Il vento del caos

Buongiorno a tutti voi.
Sapete come nasce una pagina? Parlo di una vera pagina, non di quelle che vedete pullulare su fb, sempre con gli stessi post e le stesse pappe del buongiorno-buonpranzo-buonpomeriggio-buonasera-buonanotte, parlo di quelle come questa, dove non ci sono post comuni, ma frasi scritte di getto, uscite da chissà dove, generate dal dolore, dalla vita, dall’anima…
Nascono indipendentemente dai numeri che vedete lassù, nascono fra le lacrime e anche fra qualche risata. Nascono dal fatto che l’emozione a volte va condivisa con gli altri, pur lasciandola di proprietà di chi l’ha messa su carta….
Nascono dal bisogno di chi vive in silenzio per anni con il cuore trattato come una pallina da tennis, di poter urlare il dolore a pieni polmoni.
Io nasco così a ottobre 2009.
Ero in cerca di vita. Ero in cerca d’amore.
Avevo bisogno di trovare qualcosa che mi desse nuova linfa… morivo lentamente, in una dimensione che non mi apparteneva, che non mi era mai appartenuta, ma a cui avevo fatto l’abitudine.
E’ nel caos dentro che trovi la strada fuori. E’ nel dubbio che ti interroghi, non nella sicurezza.
E il mio mondo non era sicuro, non lo era mai stato, lo avevano costruito per me, calzato per me, mi avevano allevato per quel mondo perché a forza diventasse il mio.
Il vento del caos è uscito fuori come parole, poesie, voglia di vita.
Oggi ringrazio quel vento meraviglioso che mi ha travolto l’anima anche se ha significato distruggere quel mondo in cui avevo vissuto per 40 anni.
Quel vento mi ha portato l’amore, quello vero ma mi ha fatto conoscere la tristezza profonda, quando ho constatato che quel “vero amore” non era destinato a me, io lo potevo solo vivere mentre me lo vedevo scivolar via dalle mani.
Quel vento mi ha insegnato anche ad essere forte e a raccogliermi dentro e a camminare anche con le gambe rotte.
Io ora cammino lo stesso, avete voglia di camminare con me?

libera

Un passo indietro

Prima restavo un passo indietro, guardavo la gente camminare spedita verso le cose della propria vita, tutti ben vestiti, ben curati, ben inseriti, con la sicurezza attaccata alle smorfie dei volti, senza accennare sorrisi.
Li guardavo da quella minima distanza, non perché non mi sentissi parte del loro stesso mondo, ma perché forse in quel mondo facevo fatica a tenere quel benedetto passo per entrarci davvero.
E lo facevo sempre… in metro… in macchina… passeggiando… o restando seduta sulla panchina che mi ero scelta come punto di osservazione.
Mi passavano davanti storie, facce, profumi, espressioni.
Indecifrabili scorci di esistenze a cui mi rapportavo sempre con la distanza di quel passo indietro.
Nella vita non sai mai cosa ti succede, guardare gli altri vivere mentre le insicurezze ti si inghiottono ti porta ad un punto di rottura, un punto dal quale si esce con le ossa rotte.
Mi sono ritrovata a camminare dapprima sulla stessa riga degli altri, poi un passo avanti: improvvisamente non avevo più tempo per guardare gli altri camminare….
improvvisamente avevo scelto la mia strada e da allora non ho più nemmeno tempo di guardare indietro.©

sguardobellissimo

Cioccolatino

Me ne andai.

Era l’unica cosa che in quel momento volevi da me.
Me ne andai, perché in fondo non ero più invitata nei tuoi sogni come prima.
Dei capricci ci si stanca presto, ci si stanca del superfluo, di un fatuo desiderio, ci si riempie la bocca di cioccolatini e si finisce per non sentire più il sapore diverso di ognuno.
Io ero solo l’ultimo di una lunga serie di capricci carnali, uno di quelli di cui si libera non appena se ne vede un altro in vetrina, più appetitoso.
Che importanza aveva se quel cioccolatino in realtà era una persona, stropicciar anime e scarabocchiare cuori era il tuo hobby non il mio.
Mi sono accorta di essere stata un cioccolatino da vetrina… assaggiato, masticato, ingoiato e digerito…!
Mi sono ripresa la mia anima e il mio cuore ormai ridotti in brandelli con la delusione cocente che solo una perfetta illusione instillata può infliggere!
Il tempo non è mai clemente con chi sta male, si rallenta, si distorce, si fa beffe di te… diventa così dura andare avanti e tamponare il sangue: quelle maledette ferite non guariscono mai del tutto e diventano paura, diffidenza, cinismo, solitudine.
Dolce amica…!
Come gli animali feriti ho fatto di lei la mia tana e le ho lasciato guidare i miei pensieri fino a ritrovare la forza. Ma la solitudine oltre ad essere un’infermiera premurosa ti sfigura e poi ti plasma. Non so se in bene o in male, in quel mare di dolore in cui si va giù più volte, l’aria diventa necessaria e l’amore non lo è più. Non è cattiveria, è sopravvivenza e non mi biasimo.
Non credevo davvero di vederti tornare. Non dopo tanto, non in quel modo.
Scoprirmi cambiata è stata la cosa più sorprendente: ho sentito nascere in me sentimenti che non mi appartenevano ma che per necessità il dolore mi aveva inevitabilmente insegnato.
Il cioccolatino che avevi scartato non era più in vetrina per te.
Quello che eri sicuro di ritrovare non era più a portata di mano.
Avrei potuto insultarti, prenderti in giro, restituirti il dolore…
E invece ti ho lasciato a marcire in un angolo.
Eri diventato tu stesso un cioccolatino in vetrina, già assaggiato, masticato, ingoiato, digerito, con lo stesso identico sapore di tutti gli altri che non avrei mangiato mai più nemmeno se me lo avessero gentilmente regalato.©

sguardocattivo

Corda

Quando è che ti leghi a qualcuno davvero? Uno ci scherza su tutta la vita… un po’ ti senti scettico e ti chiedi se davvero esistono certi legami un po’ provi a legarti… ma i nodi finti si sciolgono… poi all’improvviso incontri qualcuno mai visto arrivato da chissà dove non sai perché non sai chi è non sai com’è eppure…………………………… è la tua corda una dannata corda fatta di niente una corda che senti addosso un nodo maledetto che come è venuto non va e non resta e nel nulla stringe©

 

No way out

I codardi scappano da tutto e credono di farla sempre franca.
Oggi forse.
Domani forse.
Magari passeranno anni…!
Un giorno qualunque di un futuro qualunque, qualcuno busserà alla loro porta… saranno i RIMORSI.
– Buongiorno, codardo… è giunta l’ora di pagare il conto. –
E non ci sarà una via d’uscita.©

sguardotruce