La pioggia fa un rumore preciso

La pioggia fa un rumore preciso, è un fitto parlare.
Non ci credi?
Prova in un tardo pomeriggio d’inverno, mettiti di fronte al vetro di una finestra e ascolta…
Si diventa soli quando si guarda la pioggia, ci si scontra con se stessi.
Le gocce diventano specchi in cui ti rifletti e dove rimbombano le voci di quello che non hai dimenticato.
Ci vedo due occhi blu, ci sento una voce speciale, ci affogo.
E viaggio per chilometri, torno indietro di anni, sorrido, mi spengo alla realtà.
Raccolgo il tuo sapore, ritrovo il profumo della tua spalla, i difetti, la curva di un sorriso.
È ancora facile percorrerti ad occhi chiusi, i dettagli mi guidano, non si scordano mai certe strade.
Lui mi guarda e non capisce, non sa che non sono là, che in quel momento la mia pelle ti vive a mille all’ora, come un viaggio spericolato. Lui non lo sa chi sono stata con te, non glielo mostrerò mai quel luogo del cuore dove piove…
dove ogni goccia ha un solo nome.
L’amore mi ha ingannata, me lo ripeto spesso quando lo guardo, quando credo di volerlo toccare… quando mi illudo di essere guarita dal tuo male.
Basta un giorno di pioggia a riportare tutto esattamente come lo hai lasciato andandotene via.
Piove,
ma nessuno lo sa,
nessuno lo vede,
nessuno lo sente.
Tranne me.
[Yelena b.]

la pioggia fa un rumore

Dovresti vederla

Dovresti vederla

Dovresti vedere i suoi occhi quando ti cerca, rovistando fra i ricordi.
Dovresti vedere i suoi occhi quando rassegnata ti trova, ma sa perfettamenre che non l’hai mai amata.
Dovresti vedere il suo sorriso, quello che ti appartiene perché te lo ha regalato, quando diventa smorfia di dolore, perché sa di essere ancora intrappolata con te.
Dovresti sentire il suo cuore battere più velocemente, mentre ricorda i tuoi baci, le bugie più atroci che poressi regalarle.
Dovresti vedere la distanza che mette fra lei e il mondo intero mentre combatte tutti i giorni per la sua vita.
Dovresti vederla come è diventata, ciò che la anima… la sua risata, il suo fitto parlare, quando si accende per le sue passioni.
Dovresti.
E poi dovresti vedere me, che muoio dalla voglia di amarla, di dividere me stesso con lei, guardarla sbagliare e ricominciare, provare e riuscire.
Me, che la sogno.
Dovresti.
Non sai cosa hai perso e cosa io abbia trovato!
Ma io non ho accesso dove tu invece hai piena facoltà di distruggere…
Io non posso entrare nel suo cuore così pieno di te.
[Yelena b.]

dovresti vederla

Quella tua ultima bugia

Quella tua ultima bugia

Avrei voluto saper leggere alcuni dei tuoi sguardi, quelli più bui e bugiardi, che mi piegavano i respiri e mi baciavano lenti…

Avrei voluto saper cogliere quel tuo sfiorarmi senz’anima, credendolo amore, amore che mi imprimevi con le mani lungo le mie paure…

Avrei voluto saper svelare le infide parole intinte di veleno, quelle così dolci e così calde che mi hai colato addosso e con cui mi hai marchiato, prima che mi offuscassero il cuore e mi deturpassero le speranze…

Avrei dovto morire quel giorno, tra le tue braccia, l’ultima volta, mentre bevevo la tua ultima amorevole bugia.
[Yelena b.]

quella tua ultima bugia

Ogni cosa ha il suo modo di toccarti

Ogni cosa ha il suo modo di toccarti, ognuna ha una forma specifica. La nostra anima è come un grosso cubo pieno di fori dalle forme e dimensioni variabili, come quei giochi per bambini.
Alcune ci sbattono contro ma non ci scalfiscono, magari troppo grandi oppure non compatibili, altre infinitesimali entrano e non vanno più via. Lo sguardo per esempio… incrociare un paio di occhi a volte è letale, sembra qualcosa di piccolo rispetto ad una mano o una gamba, eppure ci si perde negli occhi della gente, non si torna.
E non è una questione di colore o di taglio, è un incastro assurdo, immediato: qualcuno ti lega improvvisamente a sé senza alcuna costrizione e non te ne liberi.
Così resti incastrato in un abisso, in una sfumatura, in un labirinto a cerchio, che sia blu, marrone, verde o grigio, finisci per vagare disperso in due occhi, cercando invano una via d’uscita.
Vorrei aver avuto il tempo di comprendere che eravamo due randagi noi, tu nei miei occhi e io nei tuoi, avrei capito che non eravamo fatti per comprenderci. Non ho avuto il tempo per metabolizzarti e difendermi: ti eri già scavato il posto per rimanere… ti avevo scelto per esserci.
Ti ho sempre paragonato ad un diamante e lo sai, non perché vedessi in te un valore materiale, ma per la bellezza di ogni tuo riflesso, di ogni tuo spigolo e di quei sorrisi burberi dedicati solo a me. O almeno credevo lo fossero.
Era meraviglioso poggiare la mano sulla tua guancia e restare zitta a fissarti, senza riuscire a dire una sola parola, ingolfata da quei tuoi occhi di cielo così stupefacenti.
Non credo nessuna ti guarderà mai come t’ho imparato io, perché vedi?
Amare è proprio questo, continuare a vedere l’abisso del dolore di una perdita e continuare a nuotarci dentro senza chiedere di dimenticare o essere salvati.
Anche se volessi farlo non potrei… di amar te io non smetterò mai.
Sono più che mai consapevole che non sei mai stato come me, ma resto tua, con te incastrato sulla montatura della mia anima, come suo unico Re, mio diamante. Per sempre.
[Yelena b.]

ogni cosa

Non si può tornare nel passato

Non si può tornare nel passato fisicamente, ma l’anima che questi confini temporali non li possiede, continua a farlo in ogni momento…
Cerca i luoghi in cui ha amato, li trova, ma può solo accarezzarli per una frazione di secondo, prima che l’incanto si spenga e tutto ritorna limpido, colmo di realtà.
[Yelena b.]

non si può tornare

Non ho dimenticato come ci si sente

Non ho dimenticato come ci si sente quando si è innamorati, vorrei potermi ricordare cosa si prova ad essere amate davvero, strette con la paura di perderti, guardate davvero.
Non avendo mai provato tutto ciò, non posso averne nostalgia.
L’unica mancanza che sento è quella che riguarda me, mi manco.
Mi manca avere l’incoscienza di ripetere gli errori.
Mi manca essere di nuovo sana e non malata di realtà.
[Yelena b.]

non ho dimenticato