Mi chiedevo sempre come potevi stare senza me

Mi chiedevo sempre come potevi stare senza me.
I primi tempi era dura, il dolore era una morsa infame, mi trascinavo per lo più. Mi ripetevo che mi amavi e che presto la tua rabbia sarebbe sbollita, ti saresti reso conto delle parole forti che mi avevi detto e saresti tornato dicendo ‘ho esagerato, tu sei più importante’.
I giorni passavano e il telefono restava muto.
Avrei tanto voluto vedere un tuo passo verso di me, ma tu sei di gran lunga molto migliore di me, sai staccarti dalle cose e le butti come niente fosse.
Ci ho messo anni a metabolizzarti, a digerire bugie e promesse finte, sguardi e carezze ingannatori, sentimenti fasulli. Ho realizzato troppo tardi che quel ‘ti amo’ che mancava, sempre sottinteso, me lo ero solo immaginato.
Si impazzisce sai quando si aspetta invano, quando malgrado aver capito tutto, anima e cuore sono sempre testardamente attaccati a qualcuno che hanno amato terribilmente e da cui tanto terribilmente sono stati raggirati
Si diventa folli, intransigenti, critici, cinici, ci si deforma.
I ‘no’ sono categorici, non trattabili.
Non volevo ricominciare a scambiarmi la pelle con un altro uomo, nessuno poteva prendere il tuo posto in questa storia che io continuo imperterrita a raccontarti.
Mi abbraccio e spezzo le certezze in tanti piccoli pezzi, ma la certezza di essere tua, non si rompe mai.
Mi abbraccio e ti abbraccio, o almeno cerco di salvarmi da questo baratro, ma ogni giorno mi scopro più legata, al tuo nodo inesistente, al tuo amore malato.
E non posso farci niente.
[Yelena b.]

Mi chiedevo sempre

Non do lezioni di vita io

Non do lezioni di vita, io narro di sbagli e sopravvivenza, di equilibrismi e cadute. Le mie, anche il dolore è mio, teatro privato dove va in scena un monologo.
Quando vorrò un duetto sarà mia cura scegliere qualcuno che parli la mia stessa lingua dell’anima, sino ad allora signori, il dramma è mio. Solo mio.
[Yelena b.]

non do lezioni di vita

Disarmami l’anima

Disarmami l’anima
che la tua venuta sia come la pace in un campo di guerra
Spegni il demone e ammanettalo al palo della verità, lascialo a consumarsi come coperto d’acido, corroso dal bene che porti
Riconsegnami l’anima, purificata dal fuoco del giusto mai corrotto dalle menzogne!
Ho dimenticato la dolcezza del cuore in un punto della mia vita, tra l’ingenuità e la speranza, tra l’amore e l’odio, tra un bacio e la più letale delle sue bugie.
Disarmami
sono troppo vecchia per combattere ancora.
[Yelena b.]

disarmami l'anima

Passava un sacco di tempo sulle ali dei gabbiani

Passava un sacco di tempo sulle ali dei gabbiani, al tramonto. A volte sopra le nuvole il tempo si ferma e le cose ritrovano il loro senso profondo.
Le piaceva tanto viaggiare sulla punta dei sogni, come fosse la sua crociera personale su una rotta stramba non presente su nessuna carta nautica, in un mare sconosciuto a chiunque.
Si tuffava nel cielo spruzzato di rosso, respirando a pieni polmoni.
Accanto è un posto per pochi e lei non lo avrebbe più riempito con chiunque.
[Yelena b.]

passava un sacco di tempo

Mia madre mi ha insegnato a dire sempre ‘no grazie’

Mia madre mi ha insegnato a dire sempre ‘no grazie’.
Non andavamo quasi mai a trovare nessuno, quando capitava, qualsiasi cosa mi offrissero, io dovevo dire ‘no grazie’.
Immaginatevi bambini e vedetevi davanti un vassoio di caramelle offerte dalla padrona di casa, volerne una disperatamente, mentre sotto lo sguardo severo di vostra madre, dire “no grazie”.
Non so se ci siete riusciti, se non ce l’avete fatta, avete avuto un’infanzia migliore della mia.
… Non è bello ve lo assicuro.
Io sono cresciuta legata a quelle due parole in maniera micidiale, tanto da venirne segnata.
Alle medie mi ricordo che usavo i soldi della merenda per comprarmi interi sacchetti di caramelle e li mangiavo per sentirmi di nuovo quella bimba che non ero stata.
E poi collezionavo fogli di carta per scrivere… I blocchi dei fornitori edili di mio papà erano un premio pregiato, visto che non potevo comprarmi quaderni al di fuori della scuola.
Ho ancora quei fogli. Li tengo perché sono parte di ciò che avevo, il poco per cui mi sentivo ricchissima.
Tutti pensano di conoscermi e di potersi mischiare nella mia vita senza sapere chi sono stata o quello che mi è mancato.
Ho messo insieme tutto quello che non ho avuto e l’ho messo altrove, non mi è servito in fondo. Ma serve per capirmi… E a chi non ha tempo per ascoltarmi davvero, io dico ‘no grazie’, pur avendo voglia di provare.
‘No grazie’ preferisco la mia solitudine.
[Yelena b.]

Mia madre mi ha insegnato

Di sogni, amori e gatti

Di sogni, amori e gatti

Oh si
Mi ci vedevo amata, accarezzata
Mi vedevo stretta, avvinghiata
Anche urlata…
Sogni…
I miei son gatti selvatici che non si fanno accarezzare
E tu, amore maldestro e malato, quello che li ha resi incubi
sulle cime dei miei tetti ora se ne stanno
A contare le stelle e a tessere tele
Sotto una luna sorniona alla quale dedicano il loro ultimo miagolio, ché il tempo d’amare è naufragato nei tuoi tatuaggi…
[Yelena b.]

Di sogni

Buia e tortuosa

Buia e tortuosa
Una stradina di campagna
Chiusa e serrata
Come un portone antico
Silenziosa e turbolenta
Come una casa infestata dai fantasmi
Crudele e spinosa
Ma senza colpa
Ogni anima chiusa abitata dai ricordi implode, non sa difendersi
[Yelena b.]

Buia e tortuosa