E dimmi qual è l’inferno per te?

– E dimmi, qual è l’inferno per te? –
– Mi dorme accanto tutte le sere. –
– Non è un bel modo di definire il proprio compagno! –
– Anche lei è una sorta di compagna –
Rise, incredulo – Sei omosessuale…! –
Lei lo fulminò con uno sguardo tagliente – Sono single per scelta, accanto a me dorme una mancanza precisa e netta, nessuno può colmarla.
Men che meno tu. –
[Yelena b.]

E dimmi

Ho messo la colla a scarpe

Ho messo la colla a scarpe rotte e ci ho camminato ancora
Ho ricucito vestiti e magliette continuando ad indossarli
Ho riciclato, riutilizzato, riadattato cose perché meritavano di esistere ancora
L’unica cosa che non so aggiustare è me,
Quell’ormai inutile giocattolo rotto dalle tue mani.
[Yelena b.]

Ho messo la colla

Eravamo diversi

Eravamo diversi
Eravamo difficili
Di aghi, spigoli e sassi
Eravamo randagi
Abituati ai segni
Incontrarsi e sfiorarsi
Appena
Quel poco che basta per riconoscersi
Non eravamo la cura
Eravamo lividi
E solo quelli son rimasti
[Yelena b.]

Eravamo diversi

Una volta scrivevo bigliettini d’amore

Una volta scrivevo bigliettini d’amore usando i pastelli di mio figlio e non mi sentivo sciocca né infantile.
Li coloravo con cura, cercavo di scriverci con la mia migliore grafia… Stavo attenta a non stropicciarli, perché arrivassero ordinati e perfetti nelle tue mani.
Cuori ritagliati… Disegnini… Con te mi sentivo una quindicenne con le farfalle nello stomaco.
Ogni volta che ti guardavo, il petto mi scoppiava letteralmente, come se il mio cuore fosse una bomba sempre innescata. Perdevo il senso delle parole lungo i tratti spigolosi del tuo viso e nel semplice sfiorare dei tuoi polpastrelli, senza mai riuscire a ritrovare il filo dei pensieri o le idee. Non capirò mai come tu abbia fatto a diventare amore, non eri poi così dolce con me e nemmeno carino, anzi. A nessuno dedicavi dolcezza, ed era incredibile vedertela spuntare quando mi guardavi. Eri raramente tenero, quel raro guizzo era riservato a me, quasi come mi appartenesse, solo mia. Tu arcigno e burbero, solitario e irascibile, troppo bello per me, una semplice ragazza ‘strappata’, semplice e piena di difetti.
Illudermi è stato facile, un gioco che hai condotto bene usando i sensi di colpa e le plateali scenate, le canzoni e le parol. Non sono stata ingenua e non sarà mai solo colpa mia: tu sapevi dove e come mentire, le tue bugie le ho stampate ancora addosso e hanno la tua voce, perché io ricordo, tutto.
La mia testa ha memorizzato ogni particolare. È un tormento, ma preferisco tenerle bene a mente, mi servono.
Ora faccio attenzione, ora non scrivo più bigliettini o faccio disegni. Ora guardo le persone da lontano, senza farle avvicinare davvero, non mi metto nelle loro mani. Si dice che nella vita si arriva a conoscere l’amore una sola volta, ma non ti spiegano che l’amore è alla merce di persone che non vogliono essere amate, ma amano collezionare. Chissà se avrai buttato i miei bigliettini o se li nascondi in fondo ad un cassetto, parte della tua collezione…
Io ti conservo intatto, niente ti scalfisce nemmeno la tua cattiveria.
Ci si innamora una volta nella vita, ma bisogna essere fortunati e incontrare quello giusto.
Io ho incontrato te, che non ci sei.
Credere alle tue bugie è stato facile, dimenticarle invece non lo è.
[Yelena b.]

Una volta scrivevo

Principessa

Principessa

C’è una strana magia racchiusa in questa strana parola. Tutte siamo principesse, vero?
Oh no… Non tutte o per lo meno, alcune non lo sono per sempre.
Ci alleniamo da piccole per questo ruolo, sogniamo corone, balli, inchini e principi. E scarpette.
Io non sono stata una principessa da bambina, mia madre mi tagliava i capelli e mi faceva indossare i pantaloni perché mi ammalavo sempre e non potevo portare le gonne, bastava che mi sedessi sul pavimento a giocare per avere la febbre a 40.
Ero un maschiaccio, che ascoltava musica anni 50 e 60 e scriveva un sacco di storie strane… Non ero abituata alle favole ed è stato meglio così, crescendo ho capito che non lo sarei mai stata.
Non sono brava a farmi amare, non sono amabile, sono più brava a scatenare rancore.
Avrei voluto essere principessa, ma sono nata strega, strana e senza lustrini. Non cerco qualcuno che mi ami, qualcuno a cui mostrare tutte le mie bizzarre idee, quelle che coltivo la sera sul terrazzo di casa mia, mentre mi gusto un tramonto e accarezzo i miei gatti.
Ho fatto spazio tante volte tra le mie abitudini per accogliere qualcuno, ma mi sono accorta che io non ero mai la benvenuta nelle loro abitudini.
Avrei tanto voluto essere una principessa… Ho lavorato sui miei spigoli mentre mi curavo i lividi che mi lasciavano.
Ammutolivo anche io di fronte ai loro silenzi, ai loro muri, eppure ho provato lo stesso a scavalcare, da maschiaccio ce la potevo fare.
Ho provato e ho fallito: mi hanno lasciato fuori e fuori sono rimasta.
Avrei voluto essere una principessa, ma sono solo una donna, con spigoli e stranezze che ormai si è abituata… E chi si abitua a certe solitudini, sopravvive.
[Yelena b.]

 

Principessa

 

A volte vorrei che mi guardassi e mi chiedessi come stai

A volte vorrei che mi guardassi e mi chiedessi ‘come stai?’.
E vorrei che rimanessi ad ascoltare la mia risposta che forse non ti aspetti. Non avrei una risposta, in realtà non lo so come sto… Tu come mi trovi?
… Domanda inopportuna.
Non so perché ti direi questo, non credo tu mi abbia mai guardata.
Avrai visto il corpo e niente di più.
Domanda inopportuna per me che so come sto senza di te, ma non voglio dirtelo perché non capiresti tanto, non ho contato molto.
Domanda inopportuna da fare ad un uomo che non credo sappia cosa voglia dire amare.
‘Come stai?’
‘Sto’, in questo lembo di vita che mi sono ritagliata, in bilico, tra affogare e stare a galla.
‘Sto’, sveglia, passeggiando dentro incubi e sogni che non ricordo, in notti che arrivano e vanno come i marosi della burrasca.
‘Sto’, falsa equilibrista e falso pagliaccio in una semi tragedia, davanti a nessun pubblico pagante.
‘Sto’ dove non ho chiesto di stare… Eppure se mi cercassi non mi ci troveresti.
È tutta una stupida contraddizione… perdersi dove non sei mai stata benvenuta.
[Yelena b.]

A volte vorrei