Regina

Regina

Nascevo con te quella sera
Nasceva una donna, diversa
È uscita dai tuoi occhi per la prima volta era totalmente spoglia di ogni traccia di passato
Invece di abbracciare la tua Creatura le hai chiesto di spogliarsi ancora
Si è tolta l’anima e ti ci ha avvolto con dolcezza infinita
Ti ha amato, immensamente
Porta ancora il tuo gelo addosso ma non se n’è mai pentita
Mentre tu l’hai perduta lei è cresciuta
Il suo Amore non muore
l’ha resa Regina, per altri, ma mai più tua.[©Yelena b.]

regina

Prometti

Prometti

– Perché mi guardi così? –
– Pensavo a quando ci siamo conosciuti –
– Ah, in bene o in male? – rise
– Non lo so –
– Come non lo sai…! –
– Non lo so… Sei felice con me? –
– Ma che domande sono scusa, ti senti non amato? –
– Al contrario io mi sento tanto amato, ma non so se tu senti quanto io ami te! –
– Finché continuerai ad essere sincero, si. Finché mi toccherai col desiderio di toccare me e non un’altra. Finché farai di tutto per rispettarmi, si. E questo include anche il momento in cui finirà. –
– Io non voglio che finisca! –
– Nemmeno io. Promettimi però che non mi trascinerai come un peso, un impedimento, un ostacolo se non sono più io quella che vuoi accanto. So andare avanti. E non voglio finire per odiare chi ho amato e ho portato dentro sinceramente. Non legarmi, prometti di lasciarmi libera dalle menzogne. –
[©Yelena b.]

prometti

Credevo

Credevo

Eravamo complici, noi
O almeno credevo
Eravamo due incastri, noi
Ci siamo incastrati quando avevi freddo e io mi sono presa il gelo e ti ho stretto forte
Almeno credevo
Giuro
Per un attimo la tua spalla aveva la mia forma
Giuro che t’ho amato per tutte le debolezze che il tuo cuore cantava piano contro il mio seno
Ma temo di aver sbagliato
Era il mio cuore ormai perduto
A cantare per te
E non ha mai smesso di farlo.[©Yelena b.]

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Comincia con una carezza

Comincia con una carezza

Era imbarazzante restare da sola con lui, si creava una sorta di energia che sembrava sfiorarla in maniera impercettibile. Non aveva ancora capito cosa volesse davvero, non si avvicinava mai troppo, ma la guardava con uno sguardo enigmatico a volte. Avrebbe voluto chiederglielo, ma poi restava zitta, per evitare scontri diretti.
Non voleva avvicinarlo, alla fine, si era abituata alla sua condizione e la sua vita era stata arricchita da altre cose, un uomo non le era “necessario”.
– Dove sei ora? –
– Qui, dove vuoi che sia? – gli rispose – invece di far domande sceme, piuttosto, che vuoi? –
Lui fece una smorfia divertita – Non era una domanda scema, Ale, ti ho chiesto una cosa precisa e tu sai bene cosa ti ho chiesto –
Voleva saperlo davvero?
Gli avrebbe dovuto spiegare gli anni e i giorni e le notti in cui era andata e venuta da un inferno che le aveva bruciato ogni sogno, e non sempre valeva la pena. Agli uomini interessava l’involucro, la scatola, la superficie da graffiare. Non ne aveva mai trovati di diversi, loro erano tutti uguali.
– Vuoi che risponda alla tua domanda, Ale? –
“Si, dai rispondi” pensò “sentiamo l’ennesimo fuoco d’artificio”
– Sono tutta orecchi – replicò appoggiandosi al tavolo
Roberto si allontanò e si mise di fronte alla porta
– Vedi questa? – e la indicò – Questa è stata messa per separare gli ambienti di una stessa casa oppure per proteggerla dall’esterno. Tu ne hai una blindata nel tuo cuore e nessuno ne ha la chiave. –
Interessante, la fantasia non gli mancava di certo, non doveva lasciarsi affascinare dalle parole.
– Un giorno quella porta sarai tu ad aprirla, il giorno che capirai quanto tempo hai sprecato barricandotici dietro, senza mai ascoltare se qualcuno stava bussando –
Lo fissava, l’espressione del suo volto doveva essere precisa perché lui continuò scuotendo la testa.
– Non credi alle mie parole, vero? –
Lei sorrise e inclinò la testa, divertita – Questi discorsi sono un po’ inflazionati, non pensi? Voglio dire… sapete così bene imbambolare coi discorsi che a volte mi lascio convincere! Poi cosa verrà dopo? Mille complimenti non sentiti per arrivare al “dunque”? E dopo il dunque? –
– Ale… –
– No no – alzò la mano per zittirlo – è così! L’indomani o il momento stesso dopo aver ottenuto quello che volevi di tutte queste scenografie resterà solo il teatro! L’applauso per aver trovato la chiave ad una porta dove dietro ci sono solo mucchi di sassi e delusione. Avrei preferito essere diversa, perché certe discussioni nemmeno le farei, invece sono stata massacrata più spesso di quanto io sia stata accarezzata. Parli di porte? Non ci sono solo porte. C’è un dolore che non se ne va e che continuate a rovistare con la vostra arte scadente. –
– Capisco – mormorò lui – devo ricominciare da capo –
Lei prese il cappotto e si avvicinò alla porta, fermandosi ad passo da lui – Avresti dovuto iniziare da una carezza, se davvero volevi entrare. Ciao –
[©Yelenab.]

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